Celebrate l’unità nazionale e le forze armate. Ricordati i 4 caduti in Bosnia

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Lo Fazio: “La memoria deve essere responsabilità e impegno”

Data:

04 novembre 2026

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La deposizione della corona
La deposizione della corona

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Sono state celebrate in piazza Garibaldi, ad Anzio, la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Alla presenza delle autorità, di cittadini e studenti, la cerimonia è iniziata con il ricordo dei quattro militari recentemente caduti in Bosnia. È stato il sindaco, Aurelio Lo Fazio, a chiedere un minuto di raccoglimento per Franco Adriano Zecchillo, Laura Procacci, Simone Ruggia e Claudio Marchesi. 

Nel suo discorso, il sindaco ha sottolineato che “la pace non è mai una conquista definitiva, né un bene che possiamo considerare scontato. È un valore da difendere e costruire ogni giorno, anche lontano dai nostri confini”.

Rifacendosi all’importanza di questa data, ha ricordato: “Sono trascorsi oltre 110 anni dall’inizio della Prima guerra mondiale, quando ragazzi giovanissimi, alcuni appena diciassettenni, venivano mandati al fronte per difendere una Patria che aveva da poco raggiunto la propria unità. Molti di loro erano poco più che adolescenti. Portavano con sé le speranze, i sogni e le paure di un’intera generazione. Spesso, soprattutto tra i giovani provenienti dal Mezzogiorno, il senso di appartenenza a una nazione ancora giovane non era scontato. Eppure non si tirarono indietro.  Fu anche grazie al loro coraggio, al loro sacrificio e a quello di centinaia di migliaia di italiani che si compì una pagina decisiva della nostra storia nazionale: quella che molti storici hanno definito la quarta guerra d’indipendenza italiana. Il 4 novembre ci ricorda proprio quel passaggio fondamentale: il completamento dell’unità nazionale e il sacrificio di quanti contribuirono a realizzarla. Voglio ricordare, in particolare, che tra quei giovani caduti vi furono anche 33 cittadini di Anzio”.  

Sottolineando la presenza, nel mondo, di ancora 55 conflitti Lo Fazio ha aggiunto: “Non possiamo abituarci alla guerra. Non possiamo considerare normale che intere popolazioni siano costrette ad abbandonare le proprie case, che i bambini crescano sotto le bombe, che la vita umana perda valore davanti alla logica delle armi”. 

“Ricordare – ha aggiunto - significa anche riconoscere gli errori del passato, difendere i valori della democrazia e della libertà e impedire che l’odio, l’intolleranza e il nazionalismo esasperato tornino a mettere in pericolo la convivenza tra i popoli. Per questo, nel celebrare oggi l’Unità nazionale, dobbiamo guardare non soltanto a ciò che è accaduto prima e durante le due guerre mondiali, ma anche alla strada che abbiamo scelto di percorrere dopo quella immane tragedia. Una strada che ha trovato nella costruzione europea uno dei suoi risultati più importanti”.

Sottolineato il ruolo dell’Europa, che  “con tutte le sue difficoltà e contraddizioni, rappresenta un progetto di pace, libertà e cooperazione nato dalle macerie della guerra. Come immaginavano Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel Manifesto di Ventotene, l’unità europea è una prospettiva fondamentale per superare le divisioni nazionali e costruire un futuro comune, e da questa notte credo che l’Europa sia potenzialmente più forte e spero che non perda questa occasione per diventare nuovamente centrale a livello internazionale.

 Oggi più che mai abbiamo bisogno di un’Europa capace di parlare con una sola voce, di assumersi le proprie responsabilità e di contribuire concretamente alla stabilità internazionale. Nel nostro piccolo, è per tali ragioni che abbiamo deciso di rilanciare il gemellaggio con Bad Pyrmont, il più vecchio in Europa, perché siamo convinti che conoscersi fra cittadini europei e coltivare questi rapporti, aiuta a costruire l’Europa dei popoli e non quella degli Stati. In questo quadro si inserisce anche la necessità di arrivare finalmente a una vera difesa comune europea, superando ritardi e divisioni che non sono più giustificabili di fronte alle sfide del nostro tempo”.

 Infine il riferimento “Ad Anzio, città che conosce profondamente il prezzo della guerra, tutto questo assume un significato particolare. La nostra comunità porta nella propria storia le ferite di uno dei passaggi più drammatici della Seconda guerra mondiale. Sappiamo cosa significhi vivere sulla propria terra la violenza di un conflitto, perdere i propri cari, vedere distrutte le proprie case e dover ricostruire un futuro dalle macerie. Per questo la nostra città ha un dovere in più: custodire la memoria, trasmetterla ai giovani e testimoniare, ogni giorno, il valore della pace.   memoria non deve essere soltanto commemorazione. Deve diventare consapevolezza, responsabilità e impegno”.

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Aurelio Lo Fazio
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